22) Comte. Sulle idee rivoluzionarie.
Auguste Comte ritiene che le principali idee proposte e diffuse
dai rivoluzionari siano soltanto stravaganze, che hanno favorito
l'anarchia politica e sociale.
A. Comte, Corso di filosofia positiva.

Ma le nazioni sufficientemente preparate dall'insieme dei loro
precedenti, come soprattutto in Francia, per aver essenzialmente
evitato la tappa ingannevole del protestantesimo, e nelle quali lo
spirito umano ha potuto cos, con un cambiamento pi netto e
rapido, passare direttamente dallo stato pienamente cattolico allo
stato francamente rivoluzionario, non potevano continuare a
sottrarsi all'inevitabile anarchia intellettuale, inerente di
necessit ad ogni esercizio prolungato del diritto assoluto di
libero esame individuale. Solamente, senza essere certo meno
antisociali le aberrazioni vi hanno per ci stesso preso un
carattere molto meno vago, che deve intralciare meno la
riorganizzazione finale. Poich queste divagazioni, il cui campo 
d'altronde inesauribile, tendono ogni giorno a sparire sotto i
colpi di una insufficiente discussione per esser tosto sostituite
da nuove stravaganze, pu essere utile conservar qui il ricordo di
qualcuna delle principali, che ai miei occhi non sono le pi gravi
e che scelgo soprattutto a causa della loro pi marcata attualit.
Mi basti dunque enumerare successivamente, invocando la
testimonianza di tutti gli osservatori ben informati, e senza
annettere del resto alcuna importanza all'ordine di queste
indicazioni: 1) la strana tesi economica di sopprimere l'uso delle
monete e quindi di riportare cos la societ, in vista del
progresso, ai tempi degli scambi diretti; 2) il progetto di
distruggere i grandi capitali, centri principali della civilt
moderna, come se fossero immensi focolai di corruzione sociale; 3)
l'idea di un massimo di salario giornaliero, pur fissato a un
tasso molto modico che non potrebbe superare in alcun caso i
benefici reali di una qualunque industria; 4) il principio, pi
sovversivo ancora e nondimeno esposto ai nostri giorni molto
dogmaticamente, di una rigorosa eguaglianza di retribuzione
abituale fra tutti i lavori possibili; 5) infine, in una classe di
nozioni politiche la cui pi grossolana evidenza sembrerebbe dover
impedire ogni illusione fondamentale, i pericolosi sofismi dei
nostri filantropi sull'abolizione assoluta della pena capitale,
nel nome di una vana assimilazione metafisica dei pi indegni
scellerati a semplici malati [...].
L'inevitabile risultato generale d'una simile epidemia cronica ha
dovuto essere, per una evidente necessit, la graduale e ora quasi
totale demolizione della morale pubblica la quale, essendo nella
maggior parte degli uomini poco fondata sul sentimento diretto, ha
soprattutto bisogno che le abitudini siano costantemente dirette
dall'assenso uniforme delle volont individuali a regole
invariabili e comuni, in grado di fissare in ogni grave occasione
la vera nozione del bene pubblico. La natura eminentemente
complessa dei problemi sociali  tale che, anche senza alcuna
intenzione sofistica, su quasi tutti i punti possono essere
sostenuti in maniera estremamente plausibile il pro e il contro;
non vi  infatti alcuna istituzione, per quanto indispensabile
possa essere al fondo, che in realt non presenti gravi e numerosi
inconvenienti, gli uni parziali, gli altri passeggeri; e
inversamente la pi stravagante utopia offre sempre, come si sa,
qualche incontestabile vantaggio.
F. Tonon, Auguste Comte e il problema storico-politico nel
pensiero contemporaneo,
G. D'Anna, Messina-Firenze, 1975, pagine 165-166.
